Occhi secchi a fine giornata: quando la colpa non è delle lenti (ma delle lacrime)

Bruciore verso sera, sensazione di sabbia, voglia di strofinarsi gli occhi, lenti a contatto che a metà pomeriggio chiedono pietà: benvenuto nel club dell’occhio secco, uno dei disturbi più diffusi e più sottovalutati dell’era degli schermi. La reazione tipica è comprare un collirio a caso o, per chi porta le lenti, dare la colpa alle lenti e abbandonarle. Quasi sempre si sbaglia bersaglio.

Le lacrime non sono semplice acqua: sono un film a tre strati — mucoso, acquoso e lipidico — che deve restare stabile tra un battito di ciglia e l’altro. Se lo strato oleoso è povero, le lacrime evaporano troppo in fretta; se manca la componente acquosa, se ne producono troppo poche. Sono due problemi diversi, con rimedi diversi: ecco perché il collirio scelto a caso spesso non funziona.

Davanti al computer, poi, succede una cosa banale e micidiale: si sbatte meno le palpebre, fino a un terzo del normale. Il film lacrimale evapora, la superficie si secca, l’occhio brucia. E chi porta lenti a contatto lo paga doppio, perché una lente ha bisogno di lacrime abbondanti per restare comoda.

La strada seria comincia con una diagnosi funzionale: quanto durano le tue lacrime prima di rompersi, quante ne produci, in che stato sono le ghiandole che producono la parte oleosa. È un insieme di test rapidi e indolori — chi vuole sapere esattamente in cosa consistono può leggere questa pagina sulla valutazione del film lacrimale — da cui esce un piano su misura: sostituti lacrimali giusti (non casuali), igiene delle palpebre, abitudini al videoterminale e, per i portatori, materiali di lenti compatibili con le proprie lacrime. Nei casi in cui emerge una componente clinica, la palla passa al medico oculista.

Il punto è cambiare prospettiva: l’occhio secco non è una condanna né un capriccio, è un disturbo che si misura e si gestisce. E per chi porta le lenti c’è una notizia in più: nella grande maggioranza dei casi, con il giusto abbinamento di lente e lacrime, si torna a portarle tutto il giorno. Prima di rinunciare, misura.