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In buca! Storia e morfologia della stecca da biliardo

Avete mai giocato una partita a biliardo? Forse non lo sapete, ma le origini della stecca che tenevate in mano sono ben più strane e lontane di quelle che immaginate, e per raccontarne la storia dobbiamo spostarci di parecchi secoli… per essere precisi di circa seicento anni, fino al 1400, quando i giochi con palla e mazza ormai evolutisi per il gioco all’esterno (come il golf, o il croquet) iniziano a essere praticati, con varianti alle regole, come giochi all’interno. All’epoca lo strumento utilizzato era una mazza, per certi versi simile a quella da golf, con un lungo corpo cilindrico e una testa ampia e larga, utilizzata per spingere le palle sul tavolo più che per colpirle con precisione. La spinta si faceva però difficile quando le palle finivano contro il bordo, e i giocatori in quei casi erano soliti usare l’altra estremità del manico, di punta, per colpire la palla – esattamente come facciamo oggi. Una pratica non certo raccomandata, se pensiamo che ancora nel 1800 era permessa solo ai giocatori esperti, nel timore che quelli alle prime armi (come in effetti talvolta capita) mancassero il colpo e rovinassero il panno del tavolo.

Ma l’evoluzione non porta mai ad un solo risultato, e anche oggi abbiamo diversi tipi di stecche da biliardo. Oggi come oggi, nelle sale da biliardo, le stecche più comuni sono in un unico pezzo, in legno che va assottigliandosi, di lunghezza intorno al metro e cinquanta; esistono però, per situazioni particolari dove si ha poco spazio per il tiro, anche stecche corte di circa un metro di lunghezza, e stecche lunghe per i tiri che richiedano di superare quasi tutto il tavolo per la particolare configurazione assunta dalle palline. Le stecche personali dei giocatori, per comodità di trasporto, sono solitamente smontabili in due o tre parti.

La stecca da biliardo moderna si compone di sei elementi:

– il corpo, che coincide con la lunga stecca di legno in se stessa. Tutte le stecche si assottigliano in punta, secondo un rapporto che dipende dalla tipologia di gioco – se all’americana o all’europea.

– Il puntale, che può essere incollata, avvitata, o applicata. Ce ne sono di diverse durezze: i più morbidi si consumano più rapidamente, ma tendono anche a trattenere molto meglio il gesso rispetto a quelli duri.

– La ghiera, che trattiene il puntale e impedisce che l’urto, trasmettendosi alla stecca, la incrini;

– La giunzione, solitamente a vite, che è il punto in cui i vari pezzi delle stecche smontabili si uniscono.

– Il fondo, che serve al bilanciamento ed è quindi la parte più pesante della stecca, arrivando a pesare anche sei etti circa.

– Il gommino, che ricopre il fondo della stecca per proteggerla dagli urti che possono avvenire durante i tiri.